Ipazia

Alessandria è stata, per tanti anni, il centro di studi più attivo al mondo. Qui studiarono e insegnarono personalità di tutti i credo e di tutte le religioni, fra le quali spicca quella di Teone di Alessandria: egli curò, intorno al 365, una famosa edizione degli Elementi di Euclide; la sua vera fama, però, è legata al fatto che fu il padre di Ipazia, uno dei personaggi più interessanti della storia della scienza e della matematica. Fin da giovanissima gli venne affidata la direzione della scuola platonica di Alessandria e fu autrice di grande pregio: scrisse un commento alle opere di Apollonio e Diofanto tentando di spiegare in ambito aritmetico e geometrico la contrapposizione tra uno e molteplice della filosofia di Plotino; Ipazia, quindi, non era solo una matematica, ma aveva anche indubbie doti filosofiche e curiosità culturali di carattere religioso.
Crebbe in questo ambiente scientifico a stretto contatto con il padre, che nel 365 riuscì a calcolare l'eclissi solare e quella lunare. Alcune testimonianze segnalano la stessa Ipazia più brava del padre sia in ambito matematico che filosofico che in astronomico. Naturalmente una donna a capo di una scuola così importante sollevò proteste di molti spesso nei nuovi ma già potenti ambienti clericali cristiani. Purtroppo nessuna delle sue opere è giunta a noi ma abbiamo la testimonianza del suo allievo Sinesio che raccolse il pensiero di Ipazia e lo fece suo, seguendo il suo stile di vita umile e onesto, dedito alla ricerca di una religione mite e ragionevole lontana da ogni tipo di fanatismo. La figura di Ipazia rimase nota a lungo ad Alessandria, tanto che studenti e docenti ne parlavano addirittura 100 anni dopo la sua morte. Damascio scrive di lei: “Di natura più nobile del padre non si accontentò del sapere che viene attraverso le scienze matematiche a cui era stata introdotta da lui ma , non senza altezza d'animo si dedicò anche ad altre scienze filosofiche. La donna gettandosi addosso il mantello e uscendo in mezzo alla città spiegava pubblicamente, a chiunque volesse ascoltarla, Platone, Aristotele o le opere di qualsiasi altro filosofo”.
In quel periodo però il vescovo Teofilo aveva fatto demolire i templi delle religioni pagane, segno della sconfitta di quella religione a cui Ipazia apparteneva e della quale era stata decretata la fine. Nel 380 il cristianesimo era visto come unica religione dell'impero ed erano proibite tutte le altre professioni pagane e a nulla valsero le opposizioni dei vari gruppi di cittadini, studenti e docenti. Ipazia, che in questo clima a lei così ostile aveva anche un potere politico, pare che vi fosse più di un'occasione nelle quali, unica donna tra uomini potenti, fosse ascoltata nei suoi discorsi caratterizzati da una grande apertura mentale e dettati da una profonda razionalità. Il crollo vero e proprio si ebbe quando, alla morte del vescovo Teofilo, salì al suo posto il nipote Cirillo, ben determinato a far si che il suo potere religioso soverchiasse quello del prefetto Oreste; per mezzo dello stesso Cirillo, infatti, Oreste venne assalito da 500 monaci che invasero la città costituendo un corpo di polizia privata armato e violento. Da qualche tempo però, Oreste aveva iniziato a frequentare Ipazia soprattutto per avere consigli basati sulle sue doti di tolleranza, pazienza e umanità. Queste frequentazioni misero in pericolo la stessa Ipazia che già non era molto amata dai cristiani, specie dai più fanatici che non tolleravano una donna dal potere sia culturale che politico cosi notevoli. Cosi, nel Marzo del 415, Ipazia venne barbaramente aggredita e assassinata in strada, per mano di un gruppo di uomini fondamentalisti cristiani.

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