Pitagora

Pitagora nacque a Samo intorno al 570 a.C. Viaggiò molto in Oriente per poi stabilirsi a Crotone, dove fondò un sodalizio religioso e di ricerca (la “scuola pitagorica”) che assunse ben presto marcati connotati politici, conquistando il potere nella stessa Crotone. Intorno al 500 a.C., il governo pitagorico fu abbattuto da una rivolta popolare in seguito alla quale Pitagora perse la vita. L’opera di Pitagora si perde nell’opera della scuola da lui fondata. Non possediamo scritti né dell’uno né dell’altra: quanto sappiamo ci è stato tramandato da altri autori, tra cui Platone ed Erodoto. I pitagorici studiarono a lungo le proporzioni e i numeri interi, arrivando a scoprire l’esistenza di rapporti incommensurabili, ovvero dei numeri irrazionali. La dimostrazione del fatto che

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\begin{align} \sqrt2 \end{align}

sia irrazionale è dei pitagorici stessi e, secondo Aristotele, procedeva per assurdo. A loro si attribuiscono, inoltre, numerosi teoremi di geometria tra cui il celebre teorema di Pitagora (che, probabilmente, non dimostrarono). Da un punto di vista più generale, ai pitagorici viene riconosciuto il merito di aver compreso che la matematica si occupa di astrazioni (anche se, forse, questa consapevolezza la acquisirono in epoca successiva a Pitagora). Per approfondimenti, si può consultare M. Kline, Storia del pensiero matematico, vol. 1

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