Zenone di Elea

Secondo Apollodoro la sua acme cadrebbe tra il 464 e il 460 a. C.; egli sarebbe quindi nato al principio del V secolo. Della sua vita nulla è noto, salvo la tragica fine, variamente riferita dalle diverse fonti. Una tradizione dice che Zenone non abbandonò mai Elea e in particolare non si recò ad Atene (ma potrebbe trattarsi di una reazione alla versione platonica). Un altro insieme di notizie concerne le vicende politiche di Zenone, che sarebbe stato fiero oppositore e per questo motivo vittima di un tiranno.
Come filosofo, Zenone non apportò nulla di nuovo alla dottrina del proprio maestro Parmenide. Tuttavia, sia Platone che Aristotele riconobbero in lui l'inventore della dialettica. Così Zenone elabora quelli che sono passati alla storia come i paradossi, confutazioni della tesi avversaria, dimostrazioni per assurdo. I paradossi si dividono in due gruppi: quelli contro il divenire e quelli contro la molteplicità. In tutti il fine è quello di dimostrare che accettare la presenza del movimento nella realtà implica contraddizioni logiche ed è meglio quindi, da un punto di vista puramente razionale, rifiutare l'esperienza sensibile ed affermare che la realtà è immobile. Questi paradossi implicano anche il concetto di infinita divisibilità dello spazio ed è questa la ragione per cui hanno ricevuto una notevole attenzione da parte dei matematici. Infatti egli fu il primo, se non altro, il primo di cui si ha traccia, a considerare l'infinito non solo nel verso dell'infinitamente grande, ma anche nel verso dell'infinitamente piccolo (in tal senso ha posto le basi del calcolo infinitesimale).

Per approfondimenti (fonti consultate e disponibili):
M. Kline, Storia del pensiero matematico, vol. 1
http://www.treccani.it/enciclopedia/zenone-di-elea/
http://www.academia.edu/5771589/Gli_indistruttibili_paradossi_di_Zenone

Samanta Gattola

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